Romagna: stimata al 10,8% la contrazione del valore aggiunto 2020 confermata la ripresa dal 2021

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31 luglio 2020 - Presentati a Forlì, nella sede della Camera di commercio, i dati economici più aggiornati relativi al territorio Romagna e alle sue province di riferimento (Forlì-Cesena e Rimini): alle prevedibili difficoltà, indotte dalla gravità del quadro generale e sintetizzate dai numeri, il territorio può far fronte con qualità distintive e di resilienza consolidate e anche grazie agli strumenti resi disponibili dal Sistema camerale.

La Camera di commercio ha presentato, nella propria sede di Forlì, venerdì 31 luglio, i primi dati economici 2020, relativi al territorio Romagna, con focus sulle province di Forlì-Cesena e Rimini. All’incontro con i giornalisti era presente Alberto Zambianchi, Presidente dell’Ente Camerale.

I dati dell’Osservatorio camerale confermano le criticità che sta attraversando anche il sistema produttivo della Romagna - Forlì-Cesena e Rimini, dovute alla pandemia da Covid-19 e, soprattutto, consentono di capire le asimmetrie di impatto della crisi e il posizionamento del nostro territorio nel panorama regionale e nazionale.
Come prevedibile, vista l’eccezionalità e gravità della situazione generale che ha portato a un blocco - mai sperimentato prima - delle attività produttive, anche nel nostro territorio quasi tutte le variabili e gli indicatori economici sono temporaneamente in terreno negativo.

A soffrire in modo particolare sono le imprese più piccole e meno strutturate, i settori del turismo, terziario, trasporti e logistica e alcuni importanti mercati di sbocco.

Per l’area Romagna, dopo un buon posizionamento a livello nazionale con il quale si era chiuso anche il 2019, i primi dati 2020 confermano una diminuzione del valore aggiunto stimata al 10,8%. Complessivamente, considerata la maggiore incidenza del terziario, e in particolare del turismo, che caratterizza i nostri territori, è previsto un calo lievemente più significativo rispetto alla media regionale e nazionale, condizionato dalle maggiori difficoltà del territorio riminese rispetto a quello forlivese e cesenate. Le previsioni per il 2021 sono però positive, di resilienza e di progressivo recupero.

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“Solo quello che si misura può essere migliorato, per questo la funzione di Osservatorio qualificato che la Camera della Romagna garantisce al territorio è particolarmente preziosa, tanto più nella grave situazione nella quale ci troviamo, perchè ci consente di avere a disposizione, oltre ai ‘numeri’, altri elementi qualitativi che ci aiutano a comprendere meglio la realtà e ad individuare strategie mirate. Riguardo poi agli scenari dei singoli settori e alla loro capacità di tenuta - sulla quale incidono poi le caratteristiche strutturali del nostro territorio – stiamo lavorando affinché le misure straordinarie poste in atto dal Governo, dalla Regione e dalla Camera di commercio possano essere efficaci nel sostenere un sistema imprenditoriale che sta dando prova di grande determinazione e impegno.
Non è il momento, perciò, di farsi scoraggiare dai numeri, che sono - come prevedibile - prevedibilmente assai negativi, e lo saranno anche nei prossimi mesi. Questo è il momento di lavorare ancora più intensamente, tutti assieme, Istituzioni, Imprese, Associazioni di Categoria, Sindacati e Sistema Bancario, per affrontare nel modo più costruttivo le difficoltà che abbiamo davanti – commenta Alberto Zambianchi, Presidente della Camera di commercio della Romagna –. Lavoriamo partendo dal presupposto che il nostro Territorio è in grado di far fronte alle difficoltà della situazione con le qualità distintive, che nel tempo hanno prodotto e consolidato la nostra capacità di creare ricchezza e coesione e che ci hanno sempre consentito un buon posizionamento a livello nazionale. I punti di forza del Sistema territoriale dai quali possiamo partire - qualità della vita, capitale umano, capacità innovativa, competenze e resilienza - sono di indubbio valore. In questa fase, quindi, servono una forte azione strategica, una rinnovata capacità di relazione con i livelli istituzionali superiori e una spinta a tradurre una visione di ripresa, crescita e sostenibilità in un modello di sviluppo efficace e condiviso. La situazione è complessa, ma non senza soluzioni e abbiamo la possibilità di giocare una partita vincente”.

Lo scenario generale secondo Prometeia (luglio2020)

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Il quadro di ipotesi su cui Prometeia fonda il nostro scenario di riferimento è quello di una crescita del prodotto mondiale che, dopo il rallentamento del 2019, subisce lo shock della pandemia da Coronavirus nel 2020 e si riprende lentamente nel 2021. In questo quadro appare decisamente più evidente la gravità dello shock subito, accentuata dalla asimmetria degli effetti socio-economici negativi sulle tipologie di soggetti economici e dello sfasamento temporale con cui la pandemia interessa le aree geografiche. Anche senza alcuna ipotesi di una seconda ondata, il rischio contagio continuerà a pesare sull’attività sino a che non si disporrà di una protezione efficace. Il rallentamento sarà più marcato nei paesi industrializzati, nei quali l’importanza dei servizi è maggiore, mentre la ripresa sarà più pronta tra le economie emergenti.

Scenario di riferimento: la crescita

Commercio mondiale  | 2019 -0,5 | 2020 -14,4 | 2021 11,2 |
Prodotto mondiale      | 2019  3,0 | 2020   -5,2 | 2021   5,4 |
Paesi industrializzati   | 2019  1,7 | 2020   -6,8 | 2021   4,7 |
Mercati emergenti      | 2019  3,9 | 2020   -3,9 | 2021   5,7 |
Usa (1)                     | 2019  2,3 | 2020   -5,7 | 2021   4,4 |
Area Euro (1)            | 2019  1,2 | 2020   -8,1 | 2021   5,0 |
Cina (1)                    | 2019  6,1 | 2020    0,6 | 2021   8,9 |
(1) Prodotto interno lordo.
Prometeia, Rapporto di previsione, luglio 2020

La tendenza alla frammentazione peserà sullo sviluppo del commercio mondiale, che si è arrestato nel 2019 e si invertirà drammaticamente nel 2020, per riprendersi con decisione, ma parzialmente, nel 2021, con un rimbalzo dell’attività.
In questo scenario sono cruciali, in primo luogo, l’evoluzione della pandemia e i tempi per la disponibilità di cure e di un vaccino efficaci e sicuri, quindi, la capacità, sia della politica monetaria e fiscale degli stati, sia delle istituzioni sovranazionali, di fronteggiare una recessione senza precedenti, considerato l’elevato livello del debito di imprese e stati e la diversa solidità dei sistemi finanziari. Restano, inoltre, sullo sfondo le tensioni tra Usa e Cina e i molteplici rischi geopolitici mondiali.

I dati aggiornati del territorio Romagna – Forlì-Cesena e Rimini

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La circoscrizione territoriale della Camera di commercio della Romagna, che interessa le province di Forlì-Cesena e di Rimini, ha una superficie di oltre 3.240 kmq, comprende 55 Comuni con circa 735 mila abitanti (di cui l’11,2% stranieri). Nel 2019 la stima del valore aggiunto nominale (dati Istituto Tagliacarne) del territorio Romagna è stata pari a 21,3 miliardi di euro (+1,4% sul 2018), mentre il valore aggiunto nominale pro capite ammontava a 28.954 euro.

Al 30/6/2020 risultano attive 88.102 localizzazioni (sedi e unità locali) di cui 70.558 sedi di impresa attive; l’imprenditorialità è particolarmente diffusa: 96 imprese attive ogni mille abitanti (89 in Emilia-Romagna, 85 in Italia). I principali settori di attività economica del territorio Romagna sono quelli dei Servizi (26,5% del totale delle imprese attive), il Commercio (23,6%), le Costruzioni (14,7%), Agricoltura e pesca (12,5%), Alloggio e ristorazione (10,5%) e l’industria Manifatturiera (8,5%).

I numeri pre crisi Covid delineano una realtà imprenditoriale articolata e intraprendente, caratterizzata da importanti specializzazioni e filiere: un mix produttivo composito nel quale alla rilevanza di un solido posizionamento nel settore primario (agricoltura e pesca) e secondario (manifattura) si affianca il ruolo di rilievo del terziario tradizionale (commercio, turismo) e di quello sempre più promettente del terziario avanzato e dei “grandi servizi” (cultura, università, sanità). In merito al mercato del lavoro, i tassi di occupazione e disoccupazione, rispettivamente 69,3% e 6,6% nel 2019, mostrano valori migliori dei dati nazionali. La propensione al credito del territorio Romagna (rapporto tra prestiti e depositi pari a 96,6) risulta maggiore di quella di Emilia-Romagna e Italia.

A seguito dell’emergenza sanitaria e quindi economica, lo scenario per il territorio, che nel 2019 aveva fatto rilevare una crescita del valore aggiunto dello 0,4% annuo (uguale a quella regionale e superiore a quella nazionale) e che è parte rilevante di una delle regioni che da anni guidano la crescita del Paese, secondo le ultime stime di Prometeia (luglio 2020) evidenzierà nel 2020 una diminuzione del 10,8% (Emilia-Romagna: -10,5%, Italia: -10,1%).
Un rimbalzo positivo del 6,2% dovrebbe caratterizzare invece il 2021 (Emilia-Romagna: +6,8%, Italia: +5,9%).

Focus: i dati aggiornati sull’economia della provincia di Forlì-Cesena

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La situazione generale - grave e incerta, provocata dal virus pandemico - ha determinato, nei primi mesi del 2020, una forte contrazione dell’economia provinciale: diminuzioni del numero delle localizzazioni e delle imprese attive, flessione della produzione nel manifatturiero, cali nelle vendite del commercio al dettaglio, contrazione delle esportazioni, rilevante incremento delle ore di cassa integrazione e decisa flessione del movimento turistico; a ciò si aggiungono le problematiche strutturali e congiunturali del comparto agricolo (aggravate da fenomeni meteorologici avversi).
Nel complesso, gli scenari Prometeia, aggiornati a luglio 2020, confermano per il 2019 una crescita del valore aggiunto (in termini reali) pari allo 0,7% (superiore a quella media regionale e nazionale); per il 2020, invece, si stima un forte calo della ricchezza prodotta (-10,2%), indotto dalle vicende del Covid-19, lievemente più contenuto rispetto alla dinamica regionale. Nel 2021 è atteso un rimbalzo significativo (+6,3%) ma non sufficiente ad un pieno recupero della crescita persa nel 2020.

In dettaglio
Il tessuto imprenditoriale provinciale, al 30/6/2020, è costituito da 36.471 imprese attive (sedi), in flessione dello 0,9% rispetto al medesimo periodo del 2019; l’imprenditorialità è particolarmente diffusa: 92 imprese attive ogni mille abitanti (89 in Emilia-Romagna, 85 in Italia). Più della metà (il 57,4%) del totale delle imprese attive sono imprese individuali, mentre le società di capitali, pari al 18,6% del totale, rappresentano una quota progressivamente crescente. Riguardo alla dimensione d’impresa, il 93% del sistema imprenditoriale provinciale è costituito da imprese con meno di 10 addetti.
In flessione il numero delle imprese artigiane (11.810 al 30/6/2020; -1,4% rispetto allo stesso periodo del 2019), così come si riduce il numero delle imprese cooperative (509 al 30/6/2020; -1,4% annuo).

Le start-up innovative al 29/6/2020 risultano 67 (il 7,0% delle start-up regionali), in aumento rispetto a giugno 2019 (+4,7%).

In merito all’andamento dei principali settori, risulta in flessione dell’1,6% la consistenza delle imprese agricole attive (6.383 unità al 30/6/2020), rispetto al 30/6/2019.
In termini climatici, si segnalano mesi invernali e primaverili in linea con quelli degli ultimi anni, con scarsissima pioggia e temperature miti; da segnalare, a fine marzo, tre giorni di gelate importanti, con riflessi sulle produzioni della frutta primaverile ed estiva, e, a giugno un aumento della piovosità, pur in un contesto di temperature nella media. Riguardo ai cereali, l’andamento meteo climatico primaverile ha comportato una produzione molto buona con rese in aumento e qualità ritenuta ottima dagli operatori del settore; nonostante la scarsa piovosità, si sono avuti effetti positivi da escursione termica giorno/notte. In merito alle colture foraggiere si riscontra un primo taglio anticipato, prodotto di ottima qualità e abbondante a causa delle assenti piogge primaverili.
Con riferimento alla frutticoltura le gelate tardive di fine marzo e dei primi giorni di aprile hanno causato danni serissimi alle colture in fioritura: albicocche, mancata produzione dall’80% al 90%; pesche e nettarine, mancata produzione dell’80%; susine, mancata produzione dal 70% all’80%. Di conseguenza, si rilevano prezzi crescenti per la riduzione dell’offerta.
Nel comparto zootecnico, bovini e ovini presentano quotazioni stazionarie mentre i suini hanno un trend in calo dei prezzi negli ultimi sei mesi. Per gli avicoli: pollo da carne prezzo (franco allevamento) in flessione (-6,5%, media gennaio-giugno 2020 sul medesimo periodo dell’anno precedente); uova prezzo in aumento (+14,9%, media gennaio-giugno 2020 sul medesimo periodo dell’anno precedente).

I dati congiunturali relativi all’industria manifatturiera, derivanti dall’indagine congiunturale della Camera della Romagna, al 1° trimestre 2020, evidenziano una diminuzione della produzione (-2,2%, variazione percentuale media degli ultimi 12 mesi rispetto ai 12 mesi precedenti) e una flessione degli ordini interni (-2,9%); rallentano, poi, fatturato (-0,3%) e ordini esteri (-0,4%). L’unica dinamica positiva della produzione è fatta segnare dal comparto “macchinari”; performance negative, invece, per tutti gli altri comparti, in particolare per “confezioni” e “calzature”. Dal punto di vista della struttura produttiva, si rileva un calo del 3,3% della consistenza delle imprese manifatturiere attive al 30/6/2020 (3.470 unità), rispetto al medesimo periodo del 2019.

Per il settore delle costruzioni si attesta una stabilità del numero delle imprese attive (5.559 al 30/06/2020, -0,1% rispetto al 30/6/2019). Positiva, invece, la dinamica del volume di affari del comparto: +1,5% in termini tendenziali al 1° trimestre 2020, secondo la rilevazione di Unioncamere Emilia-Romagna.

Riguardo al commercio al dettaglio, le vendite nel 1° trimestre 2020, rispetto allo stesso periodo del 2019, risultano in sensibile diminuzione (-5,1%); a soffrire è il comparto non alimentare (-12,4%), mentre è positiva la performance dell’alimentare (+8,8%) e, riguardo alla dimensione, sia la piccola sia la media distribuzione (rispettivamente, -8,1% e -9,0%), rispetto alla grande (stabile). Anche in termini di numerosità le imprese del commercio al dettaglio sono in calo (3.980 aziende al 30/6/2020, -2,5% annuo).
Diminuisce, inoltre, la consistenza delle imprese nel settore del commercio nel suo complesso (all’ingrosso, al dettaglio e riparazioni autoveicoli), che conta 7.977 imprese al 30/6/2020 (-1,6% rispetto al 30/6/2019).

In decremento l’export provinciale (860 milioni di euro) nei primi tre mesi del 2020: -4,3% la variazione rispetto ad analogo periodo del 2019. Ciò è dovuto alla diminuzione del valore esportato di alcuni dei principali prodotti: -4,7% i macchinari ed apparecchi meccanici (14,6% del totale), -5,8% gli apparecchi elettrici (7,8%), -20,0% gli articoli sportivi (7,5%) e -25,5% le calzature (6,2%). In aumento, invece, i prodotti in metallo (+5,9%, 14,9% dell’export), i prodotti dell’agricoltura (+3,5%, 10,3%), alimentari e bevande (+5,1%, 8,1%) e mobili (+2,7%, 7,0%); sostanzialmente stabili gli articoli in gomma e materie plastiche (+0,2%, 6,8%). Risultano comunque in crescita le esportazioni verso il più importante mercato di sbocco, rappresentato dall’Unione Europea (60,8% del totale): +1,4%, grazie in particolare ai due principali Paesi: Germania (+8,2%) e Francia (+4,2%). In aumento, del 4,6%, anche l’export verso l’America settentrionale (7,8% del totale), grazie soprattutto agli Stati Uniti (+4,0%), mentre si assiste ad un sensibile calo dei flussi verso i Paesi europei non UE (-19,7%, 12,8%), complice una forte diminuzione verso il Regno Unito (-25,6%) (ora considerato appunto extra UE, N.d.R.); in diminuzione, infine, anche le esportazioni verso l’Asia orientale (-9,4%, 7,2% dell’export).
Le importazioni provinciali (427 milioni di euro) risultano in diminuzione: -9,8% nel periodo gennaio-marzo 2020 sul medesimo intervallo del 2019.

Le imprese attive dei servizi di alloggio e ristorazione (2.737 unità al 30/6/2020) sono in diminuzione rispetto al 30/6/2019 (-1,5%). Nel periodo gennaio-maggio 2020, rispetto ai primi cinque mesi dell’anno precedente, il movimento turistico presenta dati fortemente negativi: -71,5% gli arrivi totali (-69,4% italiani, -84,0% stranieri) e -72,8% le presenze totali (-70,6% italiane, -82,4% straniere). Questo è l’effetto diretto della sospensione della ricettività turistica dal mese di marzo fino a circa la metà di maggio dovuta alle disposizioni di contenimento del Covid-19. Di conseguenza, in base alle rilevazioni congiunturali di Unioncamere Emilia-Romagna, crolla il volume d’affari del settore turistico nel 1° trimestre dell’anno in corso (-26,9% rispetto allo stesso periodo del 2019).

Le imprese attive nel settore “trasporti di merci su strada” sono in calo annuo del 4,2% (995 unità al 30/6/2020), analogamente alla dinamica del settore principale, trasporti e magazzinaggio (1.287 unità, -3,1%).

I dati ISTAT Forze di lavoro - pre crisi Covid (ultimi disponibili) - relativi all’anno 2019 (media annuale), rilevano per la provincia di Forlì-Cesena:

- un tasso di attività 15-64 anni (75,7%) superiore al dato regionale (74,6%) e alla media nazionale (65,7%);
- un tasso di occupazione 15-64 anni (71,4%) migliore sia del dato regionale (70,4%) sia di quello nazionale (59,0%);
- un tasso di disoccupazione 15 anni e più (5,5%) uguale alla media regionale (5,5%) e inferiore al dato nazionale (10,0%);
- un tasso di disoccupazione giovanile 15-24 anni (17,8%) più basso rispetto a quello dell’Emilia-Romagna (18,5%) e dell’Italia (29,2%).

I dati “destagionalizzati” SILER, elaborati dall’Agenzia Regionale per il lavoro dell’Emilia-Romagna riportano, per il periodo marzo-maggio 2020, un saldo occupazionale (differenza tra numero dei rapporti attivati e cessati) negativo (-4.987 posizioni lavorative).

Nel periodo gennaio-giugno 2020 risultano autorizzate 13.204.637 ore di Cassa Integrazione Guadagni, con un’imponente incremento, causa Covid-19, rispetto ad analogo periodo 2019 (+2650,7%). In rilevante aumento il ricorso alla CIG Ordinaria (76,0% della CIG totale) che comprende gli interventi specifici disposti dalle norme Covid-19; molto meno quello alla CIG Straordinaria (2,2%), mentre ricompare la CIG in deroga (21,8%) che nel 2019 non era stata prevista. La maggioranza delle ore di CIG autorizzate si ritrova nel settore manifatturiero (62,5% del totale); seguono Commercio (12,6%), Costruzioni (10,5%) e Alloggio e ristorazione (4,2%).

Riguardo all’andamento del credito, al 31 marzo 2020 (ultimi disponibili) i prestiti bancari alle imprese, che ammontano a 7,1 miliardi di euro (il 62% del totale clientela) risultano sostanzialmente stabili (-0,1% rispetto al medesimo periodo del 2019): in lieve aumento quelli alle imprese medio-grandi (+0,3%), in calo i prestiti alle piccole imprese (-1,5%). A livello settoriale, leggero incremento per i prestiti ai servizi (+0,4%), stabilità per quelli al manifatturiero (-0,1%) e calo dei prestiti alle costruzioni (-1,6%). Il credito erogato alle famiglie è invece in aumento (+2,9%). Le sofferenze sui prestiti totali, al primo trimestre 2020, sono state pari al 5,69% (Emilia-Romagna: 4,84%, Italia: 3,88%); il ritmo di crescita delle nuove sofferenze rilevato in provincia, sempre nel primo trimestre 2020 (+2,2%), risultava superiore, infine, a quello regionale (+1,7%).

Focus: i dati aggiornati sull’economia della provincia di Rimini

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La situazione generale - grave e incerta, provocata dal virus pandemico - ha determinato, nei primi mesi del 2020, una forte contrazione dell’economia provinciale: diminuzioni del numero delle imprese attive, notevole flessione della produzione nel manifatturiero, cali nelle vendite del commercio al dettaglio e nel volume d’affari delle costruzioni, contrazione delle esportazioni, rilevante incremento delle ore di cassa integrazione e decisa flessione del movimento turistico; a ciò si aggiungono le problematiche strutturali e congiunturali del comparto agricolo (aggravate da fenomeni meteorologici avversi).
Nel complesso, gli scenari Prometeia, aggiornati a luglio, indicano una sostanziale stabilità del valore aggiunto (in termini reali) per il 2019; nel 2020, invece, si prevede un forte calo (-11,5%), indotto dalle dinamiche del Covid-19, superiore alla variazione negativa regionale e nazionale. Per il 2021 è atteso un rimbalzo significativo (+6,1%) ma non sufficiente ad un pieno recupero della crescita persa nel 2020.

In dettaglio
Il tessuto imprenditoriale provinciale, al 30/06/2020, è costituito da 34.087 imprese attive (sedi), in diminuzione dello 0,5% rispetto al medesimo periodo del 2019; l’imprenditorialità è molto diffusa: 100 imprese attive ogni mille abitanti (89 in Emilia-Romagna, 85 in Italia). Più della metà (il 52,3% del totale delle imprese attive) sono imprese individuali, mentre le società di capitali, pari al 21,2% del totale, rappresentano una quota progressivamente crescente. Riguardo alla dimensione d’impresa, il 92,2% del sistema imprenditoriale provinciale è costituito da aziende con meno di 10 addetti.
In flessione il numero delle imprese artigiane (9.502 unità al 30/6/2020; -0,9% rispetto allo stesso periodo del 2019), così come decresce il numero delle imprese cooperative (276 unità al 30/6/2020; -4,5% annuo).

Le start-up innovative al 29/6/2020 risultano 105 (l’11,0% delle start-up regionali), in diminuzione rispetto a giugno 2019 (-7,9%).

Riguardo ai principali settori, al 30/6/2020 si contano 2.434 imprese agricole attive, in diminuzione dell’1,7% rispetto al medesimo periodo del 2019.
In lieve flessione anche le imprese del comparto Pesca e acquacoltura (199 unità, -0,5%). Nel mercato ittico all’ingrosso di Rimini, nel periodo gennaio-giugno 2020, si rileva una flessione delle quantità commercializzate (-13,5% sul medesimo periodo del 2019) e una contrazione del valore del pescato (-14,6% rispetto al medesimo periodo del 2019).

I dati relativi all’indagine congiunturale Unioncamere Emilia-Romagna, al 1° trimestre 2020, mostrano risultati negativi per tutti gli indicatori dell’industria manifatturiera: rispetto al 1° trimestre 2019, infatti, si assiste ad un forte decremento della produzione (-16,5%), del fatturato (-17,6%) e degli ordinativi (-18,4%). La variazione della produzione media degli ultimi 12 mesi (rispetto ai 12 precedenti) è pari al -5,1%. Dal punto di vista strutturale, al 30/6/2020, si rileva una diminuzione tendenziale (-1,5%) della consistenza delle imprese manifatturiere attive, che si attestano sulle 2.528 unità.

Per il settore delle costruzioni si riscontra una sostanziale stabilità nel numero delle imprese attive (4.843 al 30/6/2020, -0,2% rispetto al 30/06/2019). In forte calo il volume d’affari: -15,1% nel 1° trimestre del 2020, rispetto ad analogo periodo del 2019 (fonte: indagine congiunturale di Unioncamere Emilia-Romagna).

Riguardo al commercio al dettaglio, le vendite nel 1° trimestre 2020, rispetto al medesimo periodo del 2019, risultano in sensibile diminuzione (-10,9%); ne risentono, riguardo al comparto, sia l’alimentare (-9,2%), sia il non alimentare (-14,5%); riguardo alla dimensione, ne risentono, in modo molto deciso la piccola distribuzione (-16,9%) e in misura meno incisiva la media distribuzione (-6,7%) e la grande distribuzione (-3,4%). In termini di numerosità, invece, risultano in calo le imprese attive del commercio al dettaglio (4.879 aziende al 30/6/2020, -2,2%).
Diminuisce, inoltre, anche la consistenza delle imprese nel settore del commercio nel suo complesso (all’ingrosso, al dettaglio e riparazioni autoveicoli), che conta 8.641 imprese al 30/6/2020 (-1,3% rispetto al 30/6/2019).

In forte decremento l’export provinciale (547 milioni di euro), nei primi tre mesi del 2020 con una variazione negativa del 9,9%, rispetto ad analogo periodo del 2019. Ciò è dovuto alla diminuzione del valore esportato dei principali prodotti: -8,7% i macchinari ed apparecchi meccanici (26,5% del totale); -11,7% i prodotti dell’abbigliamento (23,3%); -32,0% i prodotti in metallo (7,6%); -13,8% i mezzi di trasporto (5,8%), che comprendono navi e imbarcazioni (-14,9%, 5,5%); -14,1% gli apparecchi elettrici (5,3%). Tra i principali comparti, l’unico in aumento è quello di alimentari e bevande (+11,8%, 10,1% dell’export). Decrescono poi le esportazioni verso tutte le principali aree geografiche, ad eccezione dell’Asia orientale (+4,4%, 11,1% del totale): -5,9% verso la UE (50,7% dell’export), con un calo della Francia (-5,3%) e un aumento della Germania (+5,0%), -24,6% verso i Paesi europei non UE (15,9% del totale), causa una forte diminuzione verso il Regno Unito (-38,5%, ora appunto compreso nei Paesi extra UE, N.d.R.), -9,9% verso l’America settentrionale (12,7%), complice il calo delle esportazioni verso gli Stati Uniti (-9,8%, principale Paese). Anche le importazioni provinciali (236 milioni di euro) risultano in diminuzione: -3,4% nel periodo gennaio-marzo 2020 sul medesimo intervallo del 2019.

Le imprese attive dei servizi di alloggio e ristorazione (4.680 unità al 30/6/2020) sono in diminuzione rispetto al 30/6/2019 (-1,6%). Nel periodo gennaio-maggio 2020, rispetto ai primi cinque mesi dell’anno precedente, il movimento turistico presenta dati fortemente in ribasso: -77,6% gli arrivi totali (-76,9% italiani, -80,8% stranieri) e -70,3% le presenze totali (-68,5% italiane, -75,7% straniere). Quanto riportato deriva dagli effetti diretti della sospensione della ricettività turistica dal mese di marzo fino a circa la metà di maggio, dovuto alle disposizioni sanitarie per il contenimento della pandemia da Covid-19. Di conseguenza, in base alle rilevazioni congiunturali di Unioncamere Emilia-Romagna, nel 1° trimestre dell’anno in corso crolla il volume d’affari del settore turistico (-29,7% rispetto allo stesso trimestre del 2019).

Le imprese attive nel settore “trasporti di merci su strada” sono in flessione del 5,2% su base annua (585 unità al 30/06/2020), analogamente alla dinamica del settore nel suo complesso (953 unità, -3,8%). Negativi, causa chiusura per circa 4 mesi, i dati sul movimento passeggeri all’aeroporto Fellini di Rimini: -84,0% di arrivi e -82,2% di partenze nel periodo gennaio-giugno 2020, rispetto al medesimo intervallo del 2019.

I dati ISTAT Forze di lavoro - pre crisi Covid (ultimi disponibili) - relativi all’anno 2019 (media annua), rilevano per la provincia di Rimini:

- un tasso di attività 15-64 anni (73,1%) inferiore al dato regionale (74,6%) ma superiore a quello nazionale (65,7%);
- un tasso di occupazione 15-64 anni (67,1%) più basso rispetto al dato regionale (70,4%) ma migliore di quello nazionale (59,0%);
- un tasso di disoccupazione 15 anni e più (8,0%) più alto della media regionale (5,5%) ma inferiore alla media nazionale (10,0%);
- un tasso di disoccupazione giovanile 15-24 anni (16,9%) minore rispetto a quello dell’Emilia-Romagna (18,5%) e dell’Italia (29,2%).

I dati “destagionalizzati” SILER, elaborati dall’Agenzia Regionale per il lavoro dell’Emilia-Romagna riportano, per il periodo marzo-maggio 2020, un saldo occupazionale (differenza tra numero dei rapporti attivati e cessati) negativo (-7.306 posizioni lavorative).

Nel periodo gennaio-giugno 2020 risultano autorizzate 10.133.973 ore di Cassa Integrazione Guadagni, con un rilevante incremento, causa disposizioni specifiche Covid-19, rispetto ad analogo periodo 2019 (+1858,1%). In fortissimo aumento il ricorso alla CIG Ordinaria (63,9% della CIG totale) che comprende le disposizioni specifiche dei decreti Covid-19, mentre ricompare la CIG in deroga (34,9%) che nel 2019 non era stata prevista. Il 47,6% dello ore totali di CIG autorizzata si ritrova nel settore manifatturiero, seguono il Commercio (18,1%), le Costruzioni (10,1%) e Alloggio e ristorazione (6,6%).

Riguardo all’andamento del credito, al 31 marzo 2020 i prestiti bancari alle imprese, che ammontano a 5,3 miliardi di euro (60% del totale clientela), risultavano in aumento (+2,8% rispetto al medesimo periodo del 2019); in crescita quelli alle imprese medio-grandi (+5,6%), in calo quelli alle piccole imprese (-3,8%). A livello settoriale, deciso incremento per i prestiti al manifatturiero (+13,4%) e, in forma più lieve, ai servizi (+1,0%), mentre calano i prestiti verso le costruzioni (-0,8%). Variazione positiva anche per i prestiti alle famiglie (+0,7%). Le sofferenze sui prestiti totali, al primo trimestre 2020, sono state pari al 5,76% (Emilia-Romagna: 4,84%, Italia: 3,88%); infine, il ritmo di crescita delle nuove sofferenze rilevato in provincia, sempre nel primo trimestre 2020 (+1,7%), risulta pari a quello regionale.

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[Comunicato Stampa n. 38 del 31 luglio 2020]


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