Covid-19 e scenari economici nella Romagna – Forlì-Cesena e Rimini

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La Camera di commercio della Romagna opera, insieme alle Istituzioni, per contrastare gli effetti negativi di questa emergenza sanitaria, sociale ed economica. Non è più sufficiente essere buoni gestori dell’esistente, ma occorre sapere attivare nuove relazioni, avere nuova capacità progettuale e “visione prospettica”.

Il contesto “pre crisi”
Nel corso del 2019, il sistema produttivo del territorio Romagna (Forlì-Cesena e Rimini), nonostante un contesto internazionale in rallentamento e il permanere di alcune criticità, è riuscito a realizzare performance in linea con quelle regionali e migliori di quelle medie nazionali. Le principali tendenze emerse:
- buon incremento del valore aggiunto (in termini nominali);
- lieve flessione della base imprenditoriale, meno accentuata però per le localizzazioni;
- indicatori del mercato del lavoro migliori del dato nazionale;
- tenuta delle esportazioni anche se con performance inferiori a quella regionale e nazionale;
- difficoltà diffusa nel preservare la redditività;
- buon posizionamento nelle classifiche tematiche dello sviluppo sostenibile territoriale e della responsabilità sociale d’impresa;
- conferma di un mix produttivo articolato, capace di creare nel lungo periodo forme di compensazione a livello locale che creano resilienza nelle performance complessive del sistema territoriale.

Da rilevare inoltre che, pur con specifiche caratterizzazioni, i territori forlivese, cesenate e riminese hanno intrapreso nuovi percorsi per ridefinire il proprio profilo competitivo e per valorizzare filiere, competenze distintive e asset - quali la digitalizzazione, l’innovazione e l’internazionalizzazione - e obiettivi di crescita per grandi servizi (sanità, università e cultura), tutti strategici per uno sviluppo duraturo e qualificato.
Si tratta di un impegno solido e strutturato e che, una volta superata l’emergenza sanitaria ed economica, non dovrà esaurirsi, ma rinnovarsi con maggiore lucidità ed efficacia.

In sintesi, secondo gli scenari (in revisione dinamica) di aprile 2020, il 2019 si è chiuso, nonostante un contesto generale in rallentamento, con una buona capacità di reazione dei nostri Territori: la crescita del valore aggiunto sul 2018 era stata dello 0,4% per Forlì-Cesena e dello 0,3% per Rimini, rispetto a +0,4% per la Romagna FC RN e allo 0,3% Emilia- Romagna e allo 0,2% Italia.

Il difficile scenario per il 2020 in recupero nel 2021
Come è noto, l’inizio del 2020 è stato caratterizzato da una gravissima emergenza sanitaria (sui territori di Forlì-Cesena e Rimini, ad oggi, 3.694 casi attivi e 379 decessi), una vera pandemia che ha determinato conseguenze altrettanto gravi a livello economico.

Secondo gli scenari ufficiali (elaborati da Prometeia il 27 marzo 2020), che consentono la necessaria declinazione, dal livello internazionale fino al livello locale, con un blocco delle attività produttive di circa due mesi, in quasi tutti i Paesi, le conseguenze economiche sul PIL nel 2020 saranno molto pesanti in tutte le aree (1,6% a livello mondiale). La crisi sarà particolarmente evidente nei paesi dell’Area Euro che, venendo già da un progressivo rallentamento, iniziato nel 2018, subiranno una variazione negativa molto marcata (-5,1%).
Purtroppo, il nostro Paese è tra quelli più colpiti, con una diminuzione del PIL pari al -6,5% nel 2020; in Emilia-Romagna si arriverà al -7,0%.

La ripresa è attesa nel 2021 con dati in recupero più netto a livello mondiale (+4,6%), e parziale per l’Area Euro (+3,4%), per l’Italia (+3,3%) e per l’Emilia-Romagna (+3,8%).
A livello territoriale (Romagna - Forlì-Cesena e Rimini), utilizzando l’indicatore confrontabile del valore aggiunto, rispetto ad un calo regionale sempre del 7% nel 2020 e ad un aumento del 3,8% nel 2021, è previsto un calo della stessa ampiezza di quello regionale nel 2020 ed un aumento del 3,5% nel 2021.
Le dinamiche provinciali portano i dati rispettivamente a -6,5% per Forlì-Cesena nel 2020 (+3,6% nel 2021) e a -7,7% per Rimini nel 2020 (+3,4% nel 2021).

In sintesi, la crisi a livello nazionale colpirà più duramente le province a vocazione turistica e quelle con forte presenza artigiana e quelle export-oriented. Nella mappa nazionale sarà la “città adriatica” (Riviera romagnola fino a Chieti) a soffrire maggiormente.

Le riflessioni di Alberto Zambianchi, Presidente della Camera di commercio della Romagna

Siamo di fronte ad una situazione mai vista prima, che anche i più aggiornati scenari previsionali faticano a valutare. I dati presentati sono un “fermo immagine” fondamentale per una prima interpretazione, ma dobbiamo essere consapevoli che già ora gli ultimissimi dati in consolidamento risultano assai peggiori e saranno quindi necessarie riletture e revisioni costanti e in tempi più rapidi del consueto, a fronte di uno scenario grave e in continuo mutamento.

Gli effetti negativi della recessione, purtroppo, saranno direttamente correlati alla durata reale dell’emergenza sanitaria, per la quale è urgente attivare le migliori possibili “misure di convivenza”, in quanto tale situazione non sarà risolvibile in tempi brevi.

L’analisi dei dati ci dice che la crisi colpisce tutti settori e tutte le tipologie di imprese, ma si presenta più profonda per le piccole imprese, per i territori a vocazione turistica e per quelli con una più forte presenza di imprese artigiane ed “export-oriented”.

Questa crisi, nell’immediato, intacca in modo diretto la liquidità e i livelli occupazionali e finisce per approfondire gli effetti del “digital divide”.

I nostri Territori hanno però qualità distintive di resilienza, ottime filiere produttive e buona capacità di reazione, siamo inoltre ancorati stabilmente su buoni posizionamenti a livello nazionale. Ci giova anche essere situati in Emilia-Romagna, una delle regioni che trainano lo sviluppo dell’intero Paese e che certamente riusciranno a ripartire quanto prima.

Ben consapevole di tutto ciò e del suo storico ruolo, la Camera di commercio della Romagna non ha mai interrotto la continuità ai servizi e alle funzioni, anzi, ha intensificato il supporto alle imprese, anche con modalità organizzative diverse, grazie all’alta digitalizzazione delle proprie attività.
Inoltre, operando in network con il Sistema camerale regionale e nazionale, la Camera della Romagna porta avanti strategie di crescita e sviluppo di medio e lungo.
In sinergia con le Istituzioni locali, le Associazioni di Categoria e le Fondazioni presenti nei territori, continuerà a collaborare a 360°, per l’avvio di misure mirate a contrastare gli effetti specifici di questa emergenza.

Con l’inizio della globalizzazione e delle delocalizzazioni, era già emerso che i tempi con cui i “cambiamenti” avvengono hanno subito un’accelerazione senza precedenti, tanto da fare apparire il sistema economico in perenne riconfigurazione. Non è più sufficiente essere buoni gestori dell’esistente, ma occorre sapere attivare nuove relazioni, avere capacità progettuale e “visione prospettica”.
Le nuove tecnologie (il 5G ora e, poi, il 6G) cambieranno l’architettura delle aziende, delle fabbriche e delle città. Occorre acquisire consapevolezza che l’instabilità è diventata una norma e che il progresso non marcerà più con traiettorie lineari, ma attraverso la “discontinuità”. Ed allora, resilienza e capacità di adattamento alle novità saranno scandite dalla “velocità”, che non potrà più essere quella della “nave più lenta del convoglio”, se si vuole evitare il declino.

Le risposte del Sistema camerale dell’Emilia-Romagna e della Camera di commercio della Romagna

Mantenuta la continuità dei servizi e delle funzioni camerali, garantendo la salute di dipendenti e utenti grazie alla digitalizzazione dei processi e il potenziamento dei servizi da remoto e lo smart working.

Attivati servizi di help desk alle imprese: su questioni inerenti export e internazionalizzazione e sulle normative nazionali e locali sia prescrittive che incentivanti.

Le Camere dell’Emilia-Romagna ad oggi hanno promosso iniziative a sostegno della ripartenza delle imprese per circa 25 milioni, quasi tutti erogati a fondo perduto. Di questi:
-circa 7 milioni per dare liquidità immediata alle micro, piccole e medie imprese abbattendo i costi di accesso al credito, in un intervento congiunto con la Regione,
-circa 7 milioni per voucher e contributi alle MPMI a sostegno della digitalizzazione, per far ripartire l’export, per la promozione e il riavvio del turismo,
-contributi a fondo perduto per la ripartenza in sicurezza nelle imprese, garantendo la sanificazione e la sicurezza dei luoghi di lavoro,
-contributi per aumentare le garanzie delle imprese per l’ottenimento di credito.

Focus: le principali variabili economiche della provincia di Forlì-Cesena

Secondo gli scenari ufficiali (elaborati da Prometeia il 27 marzo 2020), che consentono la necessaria declinazione dal livello internazionale fino al livello locale, in provincia di Forlì-Cesena la variazione percentuale annua stimata del valore aggiunto per l’anno 2019 (calcolata a prezzi costanti riferiti al 2015) è del +0,4%, in linea con quella regionale (+0,3%) e leggermente superiore al dato nazionale (+0,2%); tutti i settori ne hanno beneficiato, ad eccezione di quello agricolo (-1,3%, 4,3% del valore aggiunto totale), a partire da quello delle costruzioni (+4,7%, 5,0%) e proseguendo con il manifatturiero (+0,4%, 23,8%) e i servizi (+0,2%, 66,9%).

La previsione per il 2020 è di una diminuzione, rispetto al 2019, della ricchezza totale del 6,5% (determinata sempre a prezzi fissi 2015), come in Italia, ma inferiore a quella dell’Emilia-Romagna (-7,0%). Tutti i settori ne risentiranno, in particolare l’industria manifatturiera (-12,6%), l’edilizia
(-10,0%) e i servizi (-4,4%), mentre l’agricoltura sarà caratterizzata da un calo inferiore (-1,7%). In diminuzione risulterà anche il valore aggiunto procapite: da 29.000 euro nel 2019 a 27.100 euro nel 2020.

Riguardo alle esportazioni, considerando i prezzi costanti dell’anno 2015 (come per il valore aggiunto), il dato a consuntivo 2019 mostra una variazione annua lievemente negativa del -0,3% (+3,5% in Emilia-Romagna, +1,7% in Italia). Il 2020, calcolato sempre allo stesso modo, dovrebbe chiudersi con una diminuzione pari al 9,3%, rispetto al 2019, inferiore alla diminuzione regionale
(-9,9%) e nazionale (-10,3%). In calo, quindi, anche la propensione all’export (rapporto esportazioni/valore aggiunto): dal 31,2% del 2019 al 30,2% del 2020.

Proseguendo con il mercato del lavoro, i dati dell’anno 2019 hanno fatto registrare, rispetto al 2018, un incremento degli occupati del 3,6%, maggiore dell’aumento registrato sia in Emilia-Romagna (+1,4%), sia in Italia (+0,6%). Nel 2020 le previsioni indicano un -1,4% annuo, uguale alla diminuzione regionale e superiore a quella nazionale (-1,2%). Il tasso di occupazione si attesta al 46,4% nell’anno appena trascorso mentre per quest’anno dovrebbe subire un calo di 0,7 punti percentuali, arrivando al 45,7%; di conseguenza, il tasso di disoccupazione, pari al 5,5% nel 2019, aumenterebbe di 1,0 punti percentuali nel 2020, arrivando al 6,5%.

In ultimo, anche redditi e consumi subirebbero un calo, più incisivo per i secondi; nel 2020, infatti, si prevede un -0,8% annuo per il reddito disponibile (calcolato a prezzi correnti), a fronte del +2,5% stimato per il 2019, e un -5,7% annuo per i consumi delle famiglie (variazione sempre su prezzi correnti), rispetto al +1,4% stimato per il 2019.

Un ulteriore approfondimento dello scenario a cura di Unioncamere Emilia-Romagna
Ipotizzando un diverso scenario, con una fase emergenziale fino ad aprile, fase di transizione con graduale e lenta ripresa delle attività fino a fine agosto, da settembre avvio con tassi di crescita progressivi, la variazione del valore aggiunto per Forlì-Cesena nel 2020 scenderebbe al -7,7% (Emilia-Romagna -8,2%).
La quota delle imprese in crisi di liquidità (ipotizzando il ricorso alla CIG) è stimata pari al 29% al 30 giugno e sale al 35% al 31 dicembre.
I settori più colpiti dalla crisi sono “alloggio e ristorazione”, “servizi alle persone”, “moda”, “commercio non alimentare”, “metalmeccanica”.

Il lockdown a Forlì-Cesena : aperture e chiusure sul territorio per effetto del Covid-19
La sospensione delle attività produttive a causa dell’emergenza sanitaria è un evento inedito e di notevole impatto. I dati che seguono sintetizzano la situazione delle imprese private in termini di aperture e di chiusure delle attività secondo le disposizioni contenute sia nei vari DPCM, sia nelle Ordinanze emesse dalla Regione Emilia-Romagna (alla data del 20 aprile – momento di maggiore impatto delle misure di contenimento).
I dati di fonte Unioncamere – Infocamere basati sui codici Ateco, pur non tenendo conto di deroghe e aperture e chiusure disposte e verificate dalla Prefettura, forniscono una base di analisi statica ma fondamentale per comprendere a grandi linee la situazione nelle sue varie dinamiche.
In provincia di Forlì-Cesena su 50.199 localizzazioni registrate (sedi+u.l.), al 20/04/20, sulla base dei vari DPCM ed Ordinanze Regionali, il 54,5% (27.378 unità) hanno potuto rimanere aperte mentre il 45,5% (22.821 unità) hanno dovuto essere chiuse. Conseguentemente su 135mila addetti complessivi, al 67,8% ha proseguito l’attività lavorativa mentre il 32,2% è dovuto rimanere a casa.
Le attività economiche maggiormente colpite dalla sospensione dell’attività sono state: l’immobiliare (5,2% del totale) e le attività sportive e di divertimento (1,7%) chiuse per intero, i servizi di alloggio e ristorazione (7,4%), chiusi per il 78,0%, il commercio all’ingrosso (7,5%), chiuso per il 73,8%, le costruzioni (12,9%), lockdown al 71,4%, i servizi alla persona (3,2%), fermi per il 71,2%, il manifatturiero (10,1%), al palo per il 53,2%, e il commercio al dettaglio (14,0%), che ha visto una chiusura delle proprie attività al 38,4%, comprendendo esercizi di vendita di generi alimentari, edicole e tabaccherie rimaste aperte.

Focus: le principali variabili economiche della provincia di Rimini

Secondo gli scenari ufficiali (elaborati da Prometeia il 27 marzo 2020), che consentono la necessaria declinazione dal livello internazionale fino al livello locale, in provincia di Rimini la variazione percentuale annua stimata del valore aggiunto per l’anno 2019 (calcolata a prezzi costanti riferiti al 2015) è del +0,3%, in linea con quella regionale (+0,3%) e nazionale (+0,2%); tutti i settori ne hanno beneficiato, ad eccezione di quello manifatturiero (-1,7%, 15,6% del valore aggiunto totale), a partire da quello agricolo (+7,1%, 1,9%) e proseguendo con le costruzioni (+1,2%, 3,9%) e i servizi (+0,5%, 78,6%).

Per il 2020 la previsione è di una diminuzione della ricchezza totale del 7,7% (determinata sempre a prezzi fissi 2015), superiore sia a quella dell’Emilia-Romagna (-7,0%) che dell’Italia
(-6,5%); tutti i settori ne risentiranno, l’industria manifatturiera (-13,7%), l’edilizia (-11,3%) e i servizi (-6,6%), mentre l’agricoltura sarà caratterizzata da un aumento (+2,7%).
In diminuzione risulterà anche il valore aggiunto procapite: da 26.900 euro nel 2019 a 24.700 euro nel 2020.

Riguardo alle esportazioni, considerando i prezzi costanti dell’anno 2015 (come per il valore aggiunto), il dato a consuntivo 2019 mostra una variazione annua negativa del -0,6% (+3,5% in Emilia-Romagna, +1,7% in Italia). Il 2020, calcolato sempre allo stesso modo, dovrebbe chiudersi con una diminuzione pari all’11,4%, superiore alla diminuzione regionale (-9,9%) e nazionale
(-10,3%). In calo, quindi, anche la propensione all’export (rapporto esportazioni/valore aggiunto): dal 27,4% del 2019 al 26,3% del 2020.

Proseguendo, sul fronte del mercato del lavoro i dati dell’anno 2019 hanno fatto registrare, rispetto al 2018, un decremento degli occupati del 2,1%, diversamente dall’aumento che si è avuto in Emilia-Romagna (+1,4%) e in Italia (+0,6%). Nel 2020 le previsioni parlano di un -2,3% annuo, maggiore della diminuzione sia regionale (-1,4%) sia nazionale (-1,2%). Il tasso di occupazione si attesta al 44,2% nell’anno appena trascorso mentre per quest’anno dovrebbe subire un calo di 1,2 punti percentuali, arrivando al 43,0%; di conseguenza, il tasso di disoccupazione, pari all’8,0% nel 2019, aumenterebbe di 1,6 punti percentuali nel 2020, arrivando al 9,6%.

In ultimo, anche redditi e consumi subirebbero un calo, più incisivo per i secondi; nel 2020, infatti, si prevede un -1,3% annuo per il reddito disponibile (calcolato a prezzi correnti), a fronte del +2,5% stimato per il 2019, e un -6,3% annuo per i consumi delle famiglie (variazione sempre su prezzi correnti), rispetto al +1,5% stimato per il 2019.

Un ulteriore approfondimento dello scenario a cura di Unioncamere Emilia-Romagna
Ipotizzando un diverso scenario, con fase emergenziale fino ad aprile, fase di transizione con graduale e lenta ripresa delle attività fino a fine agosto, da settembre avvio con tassi di crescita progressivi, la variazione del valore aggiunto per RN nel 2020 scenderebbe al -10,6% (ER -8,2%).
La quota delle imprese in crisi di liquidità (ipotizzando il ricorso alla CIG) è stimata pari al 29% al 30 giugno e sale al 35% al 31 dicembre.
I settori più colpiti dalla crisi sono “alloggio e ristorazione”, “servizi alle persone”, “agricoltura”.
In particolare per il turismo, macrosettore intorno al quale ruota buona parte dell’economia riminese, la diminuzione del valore aggiunto 2020 è stimata oltre il 40%.


Il lockdown a Rimini: aperture e chiusure sul territorio per effetto del Covid-19
La sospensione delle attività produttive a causa dell’emergenza sanitaria è un evento inedito e di notevole impatto. I dati che seguono sintetizzano la situazione delle imprese private in termini di aperture e di chiusure delle attività secondo le disposizioni contenute sia nei vari DPCM sia nelle Ordinanze emesse dalla Regione Emilia-Romagna (alla data del 20 aprile – momento di maggiore impatto delle misure di contenimento).
I dati di fonte Unioncamere – Infocamere basati sui codici Ateco, pur non tenendo conto di deroghe e aperture e chiusure disposte e verificate dalla Prefettura, forniscono una base di analisi statica ma fondamentale per comprendere la situazione nelle sue varie dinamiche.
In provincia di Rimini la maggioranza delle imprese ha subito gli effetti negativi del lockdown; infatti, su 48.592 localizzazioni registrate (sedi+u.l.), al 20/04/20, sulla base dei vari DPCM e soprattutto Ordinanze Regionali che hanno aumentato le restrizioni già disposte a livello nazionale, solo il 30,2% (14.661 unità) hanno potuto rimanere aperte mentre ben il 69,8% (33.931 unità) hanno dovuto chiudere. Conseguentemente per gli addetti, la maggior parte non ha potuto continuare a lavorare; su 138mila addetti complessivi, infatti, al 39,4% è stato consentito recarsi sul posto di lavoro mentre il 60,6% è rimasto a casa.
Le attività economiche maggiormente danneggiate sono le seguenti: i servizi di alloggio e ristorazione (13,7% del totale), l’immobiliare (7,9%), le attività sportive e di divertimento (3,2%) e quelle professionali (3,1%), tutte chiuse per intero, il commercio all’ingrosso (7,8%), chiuso per l’82,0%, i servizi alla persona (3,5%), fermi per il 78,4%, le costruzioni (11,6%), lockdown al 74,8%, i servizi alle imprese (3,1%), stop per il 70,6%, il manifatturiero (7,3%), al palo per il 66,2%, e il commercio al dettaglio (16,8%), che vede una chiusura delle proprie attività al 52,7%, comprendendo, comunque, esercizi di vendita di generi alimentari, edicole e tabaccherie rimaste aperte.

[Comunicato Stampa n. 21 del 7 maggio 2020]


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I contenuti di questa pagina sono aggiornati al 07/05/2020